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5 days ago

Studio Legale Avvocato Gabriella Ceneri

Con l' omaggio floreale di una nostra cliente auguriamo a tutti voi una serena Pasqua 🐣
Lo Studio riaprirà martedì 23 aprile.
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Buona Pasqua 🐣!A tutto lo studio!🙂

Auguri a tutte voi😉

Mi capita talvolta di vedere posto un quesito in sede di consulenza per separazione o divorzio: come poter tutelare dal punto di vista patrimoniale la prole nata dal matrimonio, in relazione all'evento futuro ed incerto ma prevedibile, qual è la sopravvenienza di altri figli? Si ricordi che i patti successori ad oggi sono vietati, come pure i patti prematrimoniali. Nel caso, quindi, in cui il genitore non abbia previsto una equa ripartizione delle sue ricchezze in vita tra tutti i figli, al momento dell’apertura della successione spesso insorgono malumori e controversie. A questo punto non resta che fare i conti e prepararsi anche alla “tenuta” delle eventuali donazioni (o presunte tali, dirette o indirette) intervenute in vita tra il de cuius e i figli, perché i beni (denaro, titoli, beni mobili o immobili) così ceduti potrebbero ritornare tutti nel patrimonio ereditario.

La Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n.18725 del 27 luglio 2017 si è occupata delle donazioni di non modico valore, che vengono effettuate senza atto pubblico: il caso riguardava il trasferimento di denaro con bonifico bancario dal genitore ad un figlio con asserito spirito di liberalità: ebbene la Suprema Corte ha dichiarato la nullità di tale disposizione, con gli effetti spiacevoli conseguenti per il figlio che voleva farla valere.

Come è noto, nel nostro ordinamento a seguito del D.L.vo n. 14/2013 (in attuazione della L. 219/2012 in tema di filiazione) non vi sono più differenze, anche in materia di successione, tra figli nati dal matrimonio, una volta chiamati legittimi, quelli nati da altre relazioni, una volta chiamati naturali riconosciuti e quelli adottati. Il riconoscimento di un figlio può essere effettuato dai genitori, pure se uniti in matrimonio con altre persone, mediante dichiarazione resa, anche separatamente, avanti ad un pubblico ufficiale.

Occorre considerare, poi, che il riconoscimento di un figlio (nato o nascituro) può avvenire anche in sede di testamento e non sono pochi i casi in cui questo atto, del quale si scoprono gli effetti purtroppo solo dopo la morte del de cuius, giunge a scompaginare l’assetto patrimoniale prevedibile dagli ignari eredi, secondo la successione legittima.
Il testamento può essere sempre impugnato dagli eredi, nei casi previsti dalla legge, come anche il riconoscimento del figlio in esso eventualmente contenuto, in quanto l’impugnazione del predetto riconoscimento può essere effettuata per difetto di veridicità “da chiunque vi abbia interesse”.

La verifica della veridicità del riconoscimento avviene spesso nel processo mediante la prova regina, quella della compatibilità biologica tra presunto genitore e figlio.

Tornando al quesito iniziale, si possono elaborare diverse soluzioni per raggiungere lo scopo di tutelare la prole nella crisi della coppia, tenendo presente che la formula, ad oggi inattaccabile, è solo quella di trasferire soldi o immobili ai figli con la finalità di assicurare il loro mantenimento.

Tale volontà può essere contenuta anche nelle condizioni del ricorso consensuale per separazione o congiunto per divorzio ovvero anche in sede di negoziazione assistita, il tutto con condizioni favorevoli sotto il profilo tributario, per l’esenzione di tali atti dalle imposte di bollo e di registro.

Consiglio alle persone interessate di consultare un avvocato per ricevere migliori indicazioni, valutando caso per caso, al fine di non trovarsi impreparati un domani, di fronte a simili eventi.
... Scopri di piùScopri di meno

Mi capita talvolta di vedere posto un quesito in sede di consulenza per separazione o divorzio: come poter tutelare dal punto di vista patrimoniale la prole nata dal matrimonio, in relazione allevento futuro ed incerto ma prevedibile, qual è la sopravvenienza di altri figli? Si ricordi che i patti successori ad oggi sono vietati, come pure i patti prematrimoniali. Nel caso, quindi, in cui il genitore non abbia previsto una equa ripartizione delle sue ricchezze in vita tra tutti i figli, al momento dell’apertura della successione spesso insorgono malumori e controversie. A questo punto non resta che fare i conti e prepararsi anche alla “tenuta” delle eventuali donazioni (o presunte tali, dirette o indirette) intervenute in vita tra il de cuius e i figli, perché i beni (denaro, titoli, beni mobili o immobili) così ceduti potrebbero ritornare tutti nel patrimonio ereditario.

La Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n.18725 del 27 luglio 2017 si è occupata delle donazioni di non modico valore, che vengono effettuate senza atto pubblico: il caso riguardava il trasferimento di denaro con bonifico bancario dal genitore ad un figlio con asserito spirito di liberalità: ebbene la Suprema Corte ha dichiarato la nullità di tale disposizione, con gli effetti spiacevoli conseguenti per il figlio che voleva farla valere. 

Come è noto, nel nostro ordinamento a seguito del D.L.vo n. 14/2013 (in attuazione della L. 219/2012 in tema di filiazione) non vi sono più differenze, anche in materia di successione, tra figli nati dal matrimonio, una volta chiamati legittimi, quelli nati da altre relazioni, una volta chiamati naturali riconosciuti e quelli adottati. Il riconoscimento di un figlio può essere effettuato dai genitori, pure se uniti in matrimonio con altre persone, mediante dichiarazione resa, anche separatamente, avanti ad un pubblico ufficiale.

Occorre considerare, poi, che il riconoscimento di un figlio (nato o nascituro) può avvenire anche in sede di testamento e non sono pochi i casi in cui questo atto, del quale si scoprono gli effetti purtroppo solo dopo la morte del de cuius, giunge a scompaginare l’assetto patrimoniale prevedibile dagli ignari eredi, secondo la successione legittima.
Il testamento può essere sempre impugnato dagli eredi, nei casi previsti dalla legge, come anche il riconoscimento del figlio in esso eventualmente contenuto, in quanto l’impugnazione del predetto riconoscimento può essere effettuata per difetto di veridicità “da chiunque vi abbia interesse”.

La verifica della veridicità del riconoscimento avviene spesso nel processo mediante la prova regina, quella della compatibilità biologica tra presunto genitore e figlio.

Tornando al quesito iniziale, si possono elaborare diverse soluzioni per raggiungere lo scopo di tutelare la prole nella crisi della coppia, tenendo presente che la formula, ad oggi inattaccabile, è solo quella di trasferire soldi o immobili ai figli con la finalità di assicurare il loro mantenimento. 

Tale volontà può essere contenuta anche nelle condizioni del ricorso consensuale per separazione o congiunto per divorzio ovvero anche in sede di negoziazione assistita, il tutto  con condizioni favorevoli sotto il profilo tributario, per l’esenzione di tali atti dalle imposte di bollo e di registro.

Consiglio alle persone interessate di consultare un avvocato per ricevere migliori indicazioni, valutando caso per caso, al fine di non trovarsi impreparati un domani, di fronte a simili eventi.

2 months ago

Studio Legale Avvocato Gabriella Ceneri

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La legge 76/2016 in vigore dal 5 giugno 2016, meglio conosciuta come legge Cirinnà, ha introdotto nel nostro ordinamento l’unione civile, cioè il riconoscimento giuridico di una convivenza basata su una relazione affettiva tra persone dello stesso sesso, dalla quale derivano alle stesse diritti e doveri.

I media ci hanno presentato da subito questa novità come il matrimonio omosessuale, ma i giuristi sanno bene che esistono differenze tra i due istituti, tali da non consentire questa equiparazione e tanto da spiegare effetti importanti, come l’impedimento all’adozione.

In termini giuridici rileva la qualificazione di questa formazione sociale come una delle tante cui la nostra Costituzione, ex art. 2, dà tutela, mentre il vincolo matrimoniale tra uomo e donna costruisce e fonda la famiglia, quale società naturale tutelata in modo speciale e peculiare ex art 29. La Corte Costituzionale, con sentenza 11 giugno 2014 ha precisato che “...La nozione di matrimonio presupposta dal Costituente (cui conferisce tutela l’art. 29 Cost.) è quella definita dal codice civile del 1942, che stabilisce che i coniugi devono essere persone di sesso diverso. L’unione tra persone dello stesso sesso è dunque «forma alternativa (e diversa dal matrimonio)".

Recentemente, nell’ottobre 2018, la medesima Corte si esprimeva in merito al cognome comune che la coppia in U.C.può scegliere, stabilendo che tale opzione, però, non modifica le schede anagrafiche di ciascuno.

Nel matrimonio è prevista l’assunzione di obblighi importanti da parte degli sposi, come la fedeltà , la collaborazione nell’interesse della famiglia, la coabitazione e l’assistenza morale e materiale reciproca. Di questi solo gli ultimi due sono comuni all’U.C.: le parti, infatti, non hanno l’obbligo giuridico di prestare collaborazione nell’interesse della famiglia e neppure di essere fedeli nella relazione , quindi viene meno un presupposto importante che vincola normalmente la coppia coniugata all’esclusività del rapporto. Nessuna rivendicazione o richieste di risarcimento del danno sono esperibili in caso di tradimento!

Eppure al momento della comparizione davanti al Pubblico Ufficiale per costituire l’U.C. le parti spesso arricchiscono la semplice e nuda dichiarazione prevista dalla legge, ex decreto del Ministero dell’Interno, emanato ai sensi dell’art. 4 del decreto legislativo N. 4 del 19.1.2017, personalizzandola con formule che echeggiano gli impegni matrimoniali.

Se questo viene tollerato nella prassi dai pubblici ufficiali, occorre sapere che i soli impegni dei quali si può esigere l’adempimento al proprio partner, cui si è uniti con tale vincolo, sono quelli previsti dalla legge. “Esserti fedele sempre, amarti ed onorarti per tutta la vita” non sono impegni contemplati dalla legge sulle U.C.

E come se non bastasse è salvaguardata la libertà dell’individuo di voler porre fine all’U.C. in qualsiasi momento ed indipendentemente dalla volontà dell’altro, con rapide procedure. Non è prevista infatti la separazione per l’unione civile, ma direttamente lo scioglimento, che può essere ottenuto, con le stesse modalità del divorzio per le coppie già separate, quindi con il divorzio breve con dichiarazione congiunta davanti all’Ufficiale di stato civile, con negoziazione assistita o procedimento davanti al tribunale, congiunto o contenzioso con l’assistenza dell’avvocato , in ogni caso previa dichiarazione resa almeno tre mesi prima avanti all’ufficiale di stato civile, da parte anche di uno solo dei due partner. Sul punto il il Tribunale Novara, con sentenza del 05/07/2018, una delle prime che ha deciso un controversia di scioglimento di unione civile, ha precisato che
“La dichiarazione di voler sciogliere l'unione, prevista dall'art. 1, comma 24, l. n. 76/2016, nelle forme previste dal d.m. 27 febbraio 2017, non costituisce condizione di procedibilità della domanda di scioglimento dell'unione civile che, dunque, può essere pronunziata anche in assenza della fase amministrativa; in questa ipotesi, però, tra l'udienza presidenziale – in cui la parte richiedente abbia ribadito la propria volontà di cessare l'unione – e la sentenza devono decorrere almeno tre mesi, ovvero quel lasso temporale che, secondo la norma richiamata, deve decorrere tra la dichiarazione resa all'Ufficiale di stato civile e la presentazione del ricorso".

La sentenza è pregevole perché si sofferma sullo scioglimento dell’Unione Civile evidenziandone le differenze con la disciplina dello scioglimento del matrimonio e comparando anche la normativa sostanziale dei due istituti. La trovate in allegato.

Ovviamente se non ci si mette d’accordo sull’importo dell’assegno alimentare eventualmente dovuto all’ex partner o sulla durata di tale beneficio oppure sull’uso della casa di abitazione, si finisce davanti al Giudice in una causa assimilabile al divorzio giudiziale, proprio come una coppia coniugata separata...

Attenzione agli altri possibili motivi di contenzioso: aspetto non trascurabile sotto il profilo patrimoniale è che il regime che viene costituito tra le parti in U.C. è quello della comunione legale dei beni.
Comunque, proprio come nel matrimonio, si può optare per la separazione dei beni.

Ricordo che la legge italiana ad oggi tutela, con l’istituto dei contratti di convivenza, anche le convivenze di fatto (senza alcuna discriminazione di sesso) censite negli appositi registri comunali. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le esigenze, quindi, ma per orientarsi nella scelta è bene rivolgersi ad un avvocato per una consulenza personalizzata.

Per leggere la sentenza completa clicca qui:http://www.mediafire.com/file/q79uqxfusp7tipw/sentenza_unioni_civili.pdf/file
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La legge 76/2016 in vigore dal 5 giugno 2016, meglio conosciuta come legge Cirinnà, ha introdotto nel nostro ordinamento l’unione civile, cioè il riconoscimento giuridico di una convivenza basata su una relazione affettiva tra persone dello stesso sesso, dalla quale derivano alle stesse diritti e doveri. 

I media ci hanno presentato da subito questa novità come il matrimonio omosessuale, ma i giuristi sanno bene che esistono differenze tra i due istituti, tali da non consentire questa equiparazione e tanto da spiegare effetti  importanti, come l’impedimento all’adozione.

In termini giuridici rileva la qualificazione di questa formazione sociale come una delle tante  cui la nostra Costituzione, ex art. 2, dà tutela, mentre il vincolo matrimoniale tra uomo e donna costruisce e fonda la famiglia, quale società naturale tutelata in modo speciale e peculiare  ex art 29. La Corte Costituzionale, con  sentenza 11 giugno 2014 ha precisato che “...La nozione di matrimonio presupposta dal Costituente (cui conferisce tutela l’art. 29 Cost.) è quella definita dal codice civile del 1942, che stabilisce che i coniugi devono essere persone di sesso diverso. L’unione tra persone dello stesso sesso è dunque «forma alternativa (e diversa dal matrimonio).  

Recentemente, nell’ottobre 2018, la medesima Corte si esprimeva in merito al cognome comune che la coppia in U.C.può scegliere, stabilendo che tale opzione, però, non modifica le schede anagrafiche di ciascuno. 

Nel matrimonio è prevista l’assunzione di obblighi importanti da parte degli sposi, come  la fedeltà , la collaborazione nell’interesse della famiglia, la coabitazione e  l’assistenza morale e materiale reciproca. Di questi solo gli ultimi due sono comuni all’U.C.:  le parti, infatti, non hanno l’obbligo giuridico di prestare collaborazione nell’interesse della famiglia e neppure di essere fedeli nella relazione , quindi viene meno un presupposto  importante che vincola normalmente la coppia coniugata all’esclusività del rapporto.  Nessuna rivendicazione o richieste di risarcimento del danno sono esperibili in caso di tradimento!

Eppure al momento della comparizione davanti al Pubblico Ufficiale  per costituire l’U.C. le parti spesso arricchiscono la semplice e nuda dichiarazione prevista dalla legge, ex decreto del Ministero  dell’Interno, emanato ai sensi dell’art. 4 del decreto legislativo  N. 4 del 19.1.2017, personalizzandola con formule che echeggiano gli impegni matrimoniali.

Se questo viene tollerato nella prassi dai pubblici ufficiali, occorre sapere che i soli impegni dei quali si può esigere l’adempimento al proprio partner, cui si è uniti con tale vincolo, sono quelli previsti dalla legge. “Esserti fedele sempre, amarti ed onorarti per tutta la vita” non sono impegni contemplati dalla legge sulle U.C.

E come se non bastasse è salvaguardata la libertà dell’individuo di voler porre fine all’U.C. in qualsiasi momento ed indipendentemente dalla volontà dell’altro, con rapide procedure. Non è prevista infatti la separazione per l’unione civile, ma direttamente lo scioglimento, che può essere ottenuto, con le stesse modalità del divorzio  per le coppie già separate, quindi con il  divorzio breve con dichiarazione congiunta davanti all’Ufficiale di stato civile, con negoziazione assistita o procedimento davanti al tribunale, congiunto o contenzioso con l’assistenza dell’avvocato , in ogni caso  previa dichiarazione resa almeno tre mesi prima avanti all’ufficiale di stato civile, da parte anche di uno solo dei due partner. Sul punto il il Tribunale Novara, con sentenza del  05/07/2018, una delle prime che ha deciso un controversia di scioglimento di unione civile, ha precisato che 
“La dichiarazione di voler sciogliere lunione, prevista dallart. 1, comma 24, l. n. 76/2016, nelle forme previste dal d.m. 27 febbraio 2017, non costituisce condizione di procedibilità della domanda di scioglimento dellunione civile che, dunque, può essere pronunziata anche in assenza della fase amministrativa; in questa ipotesi, però, tra ludienza presidenziale – in cui la parte richiedente abbia ribadito la propria volontà di cessare lunione – e la sentenza devono decorrere almeno tre mesi, ovvero quel lasso temporale che, secondo la norma richiamata, deve decorrere tra la dichiarazione resa allUfficiale di stato civile e la presentazione del ricorso. 

La sentenza è pregevole perché si sofferma sullo scioglimento dell’Unione Civile evidenziandone le differenze con la disciplina dello scioglimento del matrimonio e comparando anche la normativa sostanziale dei due istituti. La trovate in allegato. 

Ovviamente se non ci si mette d’accordo sull’importo dell’assegno alimentare eventualmente dovuto all’ex partner o sulla durata di tale beneficio oppure  sull’uso della casa di abitazione, si finisce davanti al Giudice in una causa assimilabile al divorzio giudiziale,  proprio come una coppia coniugata separata...

Attenzione agli altri possibili motivi di contenzioso: aspetto non trascurabile sotto il profilo patrimoniale è che il regime che viene costituito tra le parti in U.C.  è quello della comunione legale dei beni. 
Comunque, proprio come nel matrimonio, si può optare per la separazione dei beni.

Ricordo che la legge italiana ad oggi tutela, con l’istituto dei contratti di convivenza,  anche le convivenze di fatto (senza alcuna discriminazione di sesso) censite negli appositi registri comunali. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le esigenze, quindi, ma  per orientarsi nella scelta è bene rivolgersi ad un avvocato per una consulenza personalizzata. 

Per leggere la sentenza completa clicca qui:http://www.mediafire.com/file/q79uqxfusp7tipw/sentenza_unioni_civili.pdf/file

 

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Buon Felice...pomeriggio

Sarà meglio che guardate di più alle cose reali e non vi perdite del vostro tempo con delle cassate

Grazie!
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