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Parliamo di disabilità e doppia diagnosi: molte persone hanno a che fare con familiari, spesso giovani che, a seguito di esperienze di consumo di sostanze stupefacenti o alcoliche, sviluppano anche disturbi psichiatrici. Per questi soggetti c’è un percorso di aiuto, stabilito dal Sert in collaborazione con il DSM (Dipartimento Salute Mentale) della ASL territoriale e con i Servizi Sociali, volto alla disintossicazione e al recupero.
Talvolta si rende necessario il collocamento in una comunità, soprattutto a seguito del fallimento della presa in carico ordinaria, che comporta l’accesso volontario del paziente.

Per la migliore tutela del soggetto affetto da tali patologie, può essere utile, anzi, determinante, l’istituzione dell’Amministrazione di Sostegno in suo favore, disciplinata dagli articoli 404 e seguenti del nostro Codice Civile.
Questo strumento di tutela viene sempre più utilizzato in alternativa all’inabilitazione o all'interdizione, in quanto permette al Giudice di graduare l’intervento, che limita la capacità di agire del beneficiario, in relazione alle effettive sue condizioni psichiche e sempre nel rispetto della dignità dell'individuo.
La Suprema Corte ha chiarito come, anche in presenza di patologie particolarmente gravi, debba essere accordata la preferenza a tale strumento, in ragione della specificità della fattispecie, esso sia sufficiente a soddisfare le esigenze del caso concreto (Cass.Civile sez. I, 11/09/2015, (ud. 21/04/2015, dep. 11/09/2015), n.17962).

In detta sentenza si legge che le pronunce di merito e di legittimità rese sul punto: "nel delineare l'amministrazione di sostegno come strumento elastico, modellato a misura delle esigenze del caso concreto e diversificato dall'interdizione esclusivamente sotto il profilo funzionale, non escludono la possibilità di farvi ricorso anche in presenza di patologie particolarmente gravi, in tal modo prefigurando un criterio di scelta tra i due istituti imperniato sulla valutazione delle caratteristiche specifiche delle singole fattispecie e sulla considerazione delle esigenze da soddisfare di volta in volta, fermo restando, però, il carattere residuale dell'interdizione, riservata a quelle ipotesi in cui una diversa misura non spiegherebbe alcuna efficacia protettiva".... Proseguono gli Ermellini: "È pur vero che, nell'individuare le modalità di applicazione del predetto criterio, la giurisprudenza di legittimità ha precisato che la scelta tra l'interdizione e l'amministrazione di sostegno non può non essere influenzata dal tipo di attività da compiersi in nome del beneficiario della protezione, nel senso che la maggiore semplicità delle procedure connesse alla seconda misura e la minore gravità delle relative conseguenze sul piano etico-sociale impongono tendenzialmente di preferirla ogni qualvolta, vuoi per la scarsa consistenza del patrimonio disponibile, vuoi per la semplicità delle operazioni da compiere e per l'attitudine del soggetto protetto a non porre in discussione i risultati dell'attività di sostegno, non siano messi in pericolo gli interessi del soggetto (...) Tale possibilità, tuttavia, è stata opportunamente vagliata dalla sentenza impugnata, la quale, pur dando atto della rilevante entità del patrimonio personale della B., ulteriormente accresciuto dalla titolarità delle quote di una società immobiliare a sua volta in possesso di un ingente patrimonio, nonché dell'atteggiamento oppositivo più volte manifestato dalla controricorrente nei confronti del tutore nominato dal Tribunale, ha ritenuto che ciò non giustificasse l'esclusione, necessariamente collegata alla pronuncia dell'interdizione, finanche della capacità di compiere da sola gli atti necessari per la soddisfazione delle esigenze della vita quotidiana, ma solo l'imposizione del supporto di un amministratore di sostegno ed eventualmente dell'ausilio di esperti e qualificati professionisti del settore, ai fini della gestione del predetto patrimonio."

In molti Tribunali vengono resi dal competente Giudice Tutelare decreti che, infatti, attribuiscono all’amministratore di sostegno la rappresentanza in nome e per conto dell’amministrato con riguardo ai trattamenti sanitari ed è possibile, in casi particolari, che il Giudice Tutelare, su richiesta e verificata la rispondenza all’interesse del beneficiario, possa disporre il collocamento del medesimo in una struttura socio sanitaria, anche contro l’apparente volontà dello stesso.

Il cittadino semplice che si occupa di un familiare in difficoltà, in veste di amministratore di sostegno, spesso non dispone degli strumenti per potersi districare tra leggi e limiti di spesa del sistema sanitario e sociale, che determinano purtroppo sempre più frequentemente la riduzione dei Servizi. Chi ha la sfortuna di imbattersi in questo mondo sperimenta le difficoltà di reperire risorse economiche o sussidi, una struttura adeguata, le liste di attesa ed anche gli ostacoli burocratici che le Regioni frappongono sempre più, per contenere la spesa nella cosiddetta mobilità in uscita. Anche gli operatori sanitari che lavorano nel settore ne subiscono le conseguenze, costretti ad inventarsi soluzioni di emergenza, con i reparti di psichiatria sempre pieni.

E se parliamo di doppia diagnosi, tossicodipendenza con disturbi psichiatrici, spesso ci si trova a fare i conti con la fragilità della persona incapace, con le sue ricadute dopo percorsi riabilitativi in comunità, con la mancanza di consapevolezza della gravità del suo stato, che può determinare l'irrecuperabilità del suo stato. Talvolta la convivenza in famiglia con questi soggetti diventa molto difficile, soprattutto quando a sostenerla sono i genitori, anziani e spesso in precarie condizioni di salute.

Chiedere un parere all’avvocato esperto in questa materia in questi casi può essere di grande aiuto: esistono tante buone leggi ma è difficile farle rispettare. L’amministratore di sostegno (come, a maggior ragione, il tutore) può infatti conferire mandato professionale all’avvocato per farsi assistere davanti al Giudice Tutelare, che può essere chiamato a rendere provvedimenti, ex art.405, co.4 c.c.

È utile sapere che l’avvocato può essere anche indicato dai familiari o dallo stesso amministrato come amministratore di sostegno e quindi proposto al Giudice Tutelare, che può nominarlo, previa verifica dei requisiti. In questo caso l’avvocato/amministratore di sostegno può giocare un ruolo importante, perché ha l’opportunità di difendere i diritti delle persone deboli entrando a pieno titolo nel sistema di tutela sociale, sanitaria e giuridica. L’avvocato viene incaricato dal Giudice Tutelare per tali funzioni anche quando non c’è un familiare del beneficiario che possa essere validamente individuato (caso frequente per conflitti di interessi o contrasto tra le parti) ovvero, per i minori disabili, quando i genitori sono temporaneamente o definitivamente privati della responsabilità genitoriale in forza di un provvedimento giudiziario. In tutti questi casi il Giudice Tutelare attinge per la nomina ad un elenco di professionisti esperti in materia.
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Parliamo di disabilità e doppia diagnosi: molte persone hanno a che fare con familiari, spesso giovani che, a seguito di esperienze di consumo di sostanze stupefacenti o alcoliche, sviluppano anche disturbi psichiatrici. Per questi soggetti c’è un percorso di aiuto, stabilito dal Sert in collaborazione con il DSM (Dipartimento Salute Mentale) della ASL territoriale e con i Servizi Sociali, volto alla disintossicazione e al recupero. 
Talvolta si rende necessario il collocamento in una comunità, soprattutto a seguito del fallimento della presa in carico ordinaria, che comporta l’accesso volontario del paziente. 

Per la migliore tutela del soggetto affetto da tali patologie, può essere utile, anzi, determinante, l’istituzione dell’Amministrazione di Sostegno in suo favore, disciplinata dagli articoli 404 e seguenti del nostro Codice Civile. 
Questo strumento di tutela viene sempre più utilizzato in alternativa all’inabilitazione o allinterdizione, in quanto permette al Giudice di graduare l’intervento, che limita la capacità di agire del beneficiario, in relazione alle effettive sue condizioni psichiche e sempre nel rispetto della dignità dellindividuo.
La Suprema Corte ha chiarito come, anche in presenza di patologie particolarmente gravi, debba essere accordata la preferenza a tale strumento, in ragione della specificità della fattispecie, esso sia sufficiente a soddisfare le esigenze del caso concreto (Cass.Civile sez. I, 11/09/2015, (ud. 21/04/2015, dep. 11/09/2015), n.17962).

In detta sentenza si legge che le pronunce di merito e di legittimità rese sul punto: nel delineare lamministrazione di sostegno come strumento elastico, modellato a misura delle esigenze del caso concreto e diversificato dallinterdizione esclusivamente sotto il profilo funzionale, non escludono la possibilità di farvi ricorso anche in presenza di patologie particolarmente gravi, in tal modo prefigurando un criterio di scelta tra i due istituti imperniato sulla valutazione delle caratteristiche specifiche delle singole fattispecie e sulla considerazione delle esigenze da soddisfare di volta in volta, fermo restando, però, il carattere residuale dellinterdizione, riservata a quelle ipotesi in cui una diversa misura non spiegherebbe alcuna efficacia protettiva.... Proseguono gli Ermellini: È pur vero che, nellindividuare le modalità di applicazione del predetto criterio, la giurisprudenza di legittimità ha precisato che la scelta tra linterdizione e lamministrazione di sostegno non può non essere influenzata dal tipo di attività da compiersi in nome del beneficiario della protezione, nel senso che la maggiore semplicità delle procedure connesse alla seconda misura e la minore gravità delle relative conseguenze sul piano etico-sociale impongono tendenzialmente di preferirla ogni qualvolta, vuoi per la scarsa consistenza del patrimonio disponibile, vuoi per la semplicità delle operazioni da compiere e per lattitudine del soggetto protetto a non porre in discussione i risultati dellattività di sostegno, non siano messi in pericolo gli interessi del soggetto (...) Tale possibilità, tuttavia, è stata opportunamente vagliata dalla sentenza impugnata, la quale, pur dando atto della rilevante entità del patrimonio personale della B., ulteriormente accresciuto dalla titolarità delle quote di una società immobiliare a sua volta in possesso di un ingente patrimonio, nonché dellatteggiamento oppositivo più volte manifestato dalla controricorrente nei confronti del tutore nominato dal Tribunale, ha ritenuto che ciò non giustificasse lesclusione, necessariamente collegata alla pronuncia dellinterdizione, finanche della capacità di compiere da sola gli atti necessari per la soddisfazione delle esigenze della vita quotidiana, ma solo limposizione del supporto di un amministratore di sostegno ed eventualmente dellausilio di esperti e qualificati professionisti del settore, ai fini della gestione del predetto patrimonio.
 
In molti Tribunali vengono resi dal competente Giudice Tutelare decreti che, infatti, attribuiscono all’amministratore di sostegno la rappresentanza in nome e per conto dell’amministrato con riguardo ai trattamenti sanitari ed è possibile, in casi particolari, che il Giudice Tutelare, su richiesta e verificata la rispondenza all’interesse del beneficiario, possa disporre il collocamento del medesimo in una struttura socio sanitaria, anche contro l’apparente volontà dello stesso.

Il cittadino semplice che si occupa di un familiare in difficoltà, in veste di amministratore di sostegno, spesso non dispone degli strumenti per potersi districare tra leggi e limiti di spesa del sistema sanitario e sociale, che determinano purtroppo sempre più frequentemente la riduzione dei Servizi. Chi ha la sfortuna di imbattersi in questo mondo sperimenta le difficoltà di reperire risorse economiche o sussidi, una struttura adeguata, le liste di attesa ed anche gli ostacoli burocratici che le Regioni frappongono sempre più, per contenere la spesa nella cosiddetta mobilità in uscita. Anche gli operatori sanitari che lavorano nel settore ne subiscono le conseguenze, costretti ad inventarsi soluzioni di emergenza, con i reparti di psichiatria sempre pieni.

E se parliamo di doppia diagnosi, tossicodipendenza con disturbi psichiatrici, spesso ci si trova a fare i conti con la fragilità della persona incapace, con le sue ricadute dopo percorsi riabilitativi in comunità, con la mancanza di consapevolezza della gravità del suo stato, che può determinare lirrecuperabilità del suo stato. Talvolta la convivenza in famiglia con questi soggetti diventa molto difficile, soprattutto quando a sostenerla sono i genitori, anziani e spesso in precarie condizioni di salute.

Chiedere un parere all’avvocato esperto in questa materia in questi casi può essere di grande aiuto: esistono tante buone leggi ma è difficile farle rispettare. L’amministratore di sostegno (come, a maggior ragione, il tutore) può infatti conferire mandato professionale all’avvocato per farsi assistere davanti al Giudice Tutelare, che può essere chiamato a rendere provvedimenti, ex art.405, co.4 c.c.

È utile sapere che l’avvocato può essere anche indicato dai familiari o dallo stesso amministrato come amministratore di sostegno e quindi proposto al Giudice Tutelare, che può nominarlo, previa verifica dei requisiti. In questo caso l’avvocato/amministratore di sostegno può giocare un ruolo importante, perché ha l’opportunità di difendere i diritti delle persone deboli entrando a pieno titolo nel sistema di tutela sociale, sanitaria e giuridica. L’avvocato viene incaricato dal Giudice Tutelare per tali funzioni anche quando non c’è un familiare del beneficiario che possa essere validamente individuato (caso frequente per conflitti di interessi o contrasto tra le parti) ovvero, per i minori disabili, quando i genitori sono temporaneamente o definitivamente privati della responsabilità genitoriale in forza di un provvedimento giudiziario. In tutti questi casi il Giudice Tutelare attinge per la nomina ad un elenco di professionisti esperti in materia.

 

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DOAMNE TE ROG AJUTA TOTI CEI CE SUFERA DE BIALA MINTALA SI LUI NECULA

Ci sono ragazzi con disturbi psichiatrici e forti crisi epilettiche scoprendo con una cannetta lui si senta meglio e niente più crisi epilettiche lui continui la sua esperienza, il problema è che quello che spacciano è roba nociva molto dannosa per tutti e non solo per i ragazzi ecco perché io sono per l'auto produzione per terapie, seguito da un medico e non lasciati a nascondersi dai genitori gettarli nel pericolo reale !

È L'AUTORITÀ CONSUMATORE??😀✌

3 weeks ago

Studio Legale Avvocato Gabriella Ceneri

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❤️❤️

Uno studio tutto al femminile.....augurissimi💥💥💥💥💥💥💥💦💦💦

Auguri a tutti

Durante le festività natalizie lo Studio sarà aperto nei giorni 27 e 28 dicembre, 2, 3 e 4 gennaio. Buone feste! ... Scopri di piùScopri di meno

 

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Auguri!!!!!!

Auguri 🎄🎁🎆🎅

auguri !!🎇🌠🎆

Augurissimi a tutte voi

Auguri !!!!

Auguri carissimi a voi tutte

Auguri Buon Natale

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2 months ago

Studio Legale Avvocato Gabriella Ceneri

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